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Cos’è l’Overshoot Day?
L’Earth Overshoot Day è la data simbolica che segna il momento in cui l’umanità ha consumato tutte le risorse naturali che la Terra è in grado di rigenerare in un anno.
Da quel giorno in poi, viviamo in debito ecologico: continuiamo a emettere CO₂, a consumare materie prime e a generare rifiuti che il nostro pianeta non riesce più ad assorbire o rigenerare nei tempi naturali.
A calcolare questa data è il Global Footprint Network, un’organizzazione di ricerca internazionale che misura l’impronta ecologica globale e fornisce strumenti utili ai decisori politici per promuovere un’economia entro i limiti del pianeta.
Monitorare e diffondere i dati legati all’Overshoot Day è fondamentale per aumentare la consapevolezza sul nostro impatto ambientale. Significa capire, in modo semplice ma concreto, quanto stiamo chiedendo alla Terra e quanto velocemente stiamo erodendo le sue capacità rigenerative.
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Come si calcola l’Overshoot Day?
L’Earth Overshoot Day viene calcolato dal Global Footprint Network sulla base di due indicatori principali:
- la biocapacità del pianeta;
- l’impronta ecologica dell’umanità.
La biocapacità rappresenta la capacità della Terra di rigenerare risorse naturali (come cibo, legname, acqua) e di assorbire i rifiuti generati dalle attività umane, in particolare le emissioni di anidride carbonica.
L’impronta ecologica, invece, misura la domanda di risorse da parte della popolazione globale: quanta superficie biologicamente produttiva è necessaria per sostenere i nostri consumi e per smaltire ciò che produciamo.
Il calcolo avviene applicando la seguente formula:
(Biocapacità del pianeta / Impronta ecologica dell’umanità) × 365
Il risultato indica il giorno dell’anno in cui il consumo globale supera la capacità rigenerativa del pianeta. Da quel momento in avanti, iniziamo a utilizzare risorse che la Terra non è più in grado di ripristinare entro la fine dell’anno.
Tra i fattori che incidono maggiormente sulla data dell’Overshoot Day rientrano:
- la produzione e il consumo di energia (soprattutto da fonti fossili);
- l’uso del suolo e del sottosuolo;
- l’estrazione e il consumo di risorse naturali;
- le abitudini alimentari;
- le emissioni di gas serra;
- la quantità di rifiuti prodotti.
L’Overshoot Day viene aggiornato ogni anno a partire dal 1961. Negli ultimi decenni, la tendenza è costantemente negativa siccome la data continua ad anticiparsi.
Tuttavia, non si tratta di una traiettoria irreversibile.
Esistono leve concrete per invertire questo andamento.
Per esempio, secondo il Global Footprint Network, una riduzione delle emissioni di CO₂ del 50% permetterebbe di posticipare l’Overshoot Day di circa 89 giorni. Una diminuzione del 50% degli spostamenti in auto nelle aree urbane comporterebbe un guadagno di ulteriori 10 giorni.
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Quando si verificherà l’Overshoot Day nel 2025?
L’Overshoot Day non è una data univoca per tutto il mondo, ma ogni Paese ha il proprio giorno in cui esaurisce il quantitativo annuale di risorse naturali a disposizione. Questa variazione dipende dal rapporto tra il consumo nazionale di risorse e la biocapacità disponibile, sia a livello locale che globale.
Il risultato è un quadro frammentato che solleva importanti questioni in termini di equità, responsabilità ambientale e sostenibilità dei diversi modelli economici.
Nei Paesi ad alto reddito, dove si concentrano consumi elevati, stili di vita ad alta intensità energetica e sistemi produttivi fortemente impattanti, l’Overshoot Day arriva molto prima.
È il caso del Qatar e del Lussemburgo, che nel 2025 hanno raggiunto questa soglia già nel mese di febbraio, segnalando un utilizzo estremamente accelerato delle risorse naturali.
A livello globale, secondo le ultime stime, nel 2025 l’Overshoot Day si verificherà il 24 luglio. Ciò significa che da quella data in poi, l’umanità vivrà attingendo a risorse future, con un impatto diretto sulla stabilità degli ecosistemi e sul benessere delle generazioni a venire.
Quando cade l'Overshoot Day in Italia nel 2025?
L’Overshoot Day per il nostro Paese è previsto per il 6 maggio 2025, in netto anticipo rispetto al 19 maggio del 2024.
Questo peggioramento, secondo il Global Footprint Network, deriva da due componenti distinte. Vediamo quali sono.
- Variazione legata agli aggiornamenti dei dati: 11 giorni di anticipo sono attribuibili a revisioni nei metodi di calcolo e all’aggiornamento di dati statistici, ad esempio, sull’uso del suolo, le emissioni o la produttività agricola.
- Variazione legata ai consumi reali: un ulteriore giorno di anticipo è legato a un aumento effettivo nei consumi nazionali, segno che, nonostante gli sforzi, l’Italia continua a esercitare una pressione eccessiva sulle risorse naturali.
Secondo le stime attuali, se tutta la popolazione mondiale adottasse uno stile di vita paragonabile a quello italiano, avremmo bisogno di quasi tre pianeti per soddisfare la domanda di risorse. Un dato che evidenzia la responsabilità del nostro Paese nel contribuire attivamente a una transizione ecologica concreta.
Invertire questa tendenza richiede un impegno sistemico. È necessario rafforzare le politiche pubbliche in materia di:
- efficienza energetica;
- mobilità sostenibile;
- agricoltura rigenerativa;
- gestione dei rifiuti e promozione del riciclo.
Solo attraverso un intervento coordinato, orientato alla riduzione dell’impronta ecologica nazionale, sarà possibile contribuire a posticipare l’Overshoot Day e garantire un futuro sostenibile entro i limiti del Pianeta.
L’Overshoot Day nei Paesi del G20: tabella riassuntiva

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Perché alcuni Paesi non compaiono nella lista dell’Overshoot Day
Non tutti i Paesi del mondo hanno un Earth Overshoot Day.
Alcuni Paesi, infatti, non raggiungono mai il punto di sovrasfruttamento delle risorse naturali nell’arco dell’anno. È il caso, ad esempio, di diversi Stati africani come l’Angola e l’Eritrea, o asiatici come il Pakistan e il Nepal.
Questo accade quando l’impronta ecologica media di un cittadino di quel Paese è inferiore alla biocapacità globale disponibile pro capite, stimata in 1,48 ettari globali.
In altre parole, se l’intera popolazione mondiale vivesse come i cittadini di questi Paesi, l’umanità resterebbe entro i limiti rigenerativi del Pianeta.
Per questo motivo, tali Paesi non vengono inclusi nella lista ufficiale degli Overshoot Days, né nei grafici e nelle tabelle comparative pubblicate annualmente dal Global Footprint Network.
Esistono poi casi in cui l’assenza di un Paese dall’elenco è dovuta a carenze o inaffidabilità nei dati disponibili, come per esempio l'India o la Corea del Nord.
Le informazioni utilizzate per calcolare l’impronta ecologica e la biocapacità provengono da fonti ufficiali, come i dataset delle Nazioni Unite, ma la qualità e la completezza di questi dati possono variare sensibilmente da un Paese all’altro. Quando i dati risultano incompleti, obsoleti o incoerenti, quel Paese viene temporaneamente escluso dalle analisi, per garantire la solidità scientifica dei risultati.
Infine, è importante notare che i calcoli si adattano agli anni bisestili. Per esempio, per il 2024 (anno da 366 giorni), i dati sono stati corretti per mantenere la coerenza del modello di calcolo.
Nel valutare l’evoluzione degli Overshoot Days nel tempo, è essenziale anche distinguere tra cambiamenti reali nei consumi e variazioni dovute ad aggiornamenti metodologici o di input statistico.
In molti casi, gli scostamenti tra un anno e l’altro sono legati a nuove stime sulla disponibilità di terre agricole, alla revisione del bilancio globale del carbonio (incluso l’assorbimento oceanico) o a una diversa classificazione delle merci nei dati di commercio internazionale. Queste modifiche, pur non riflettendo un comportamento concreto da parte delle popolazioni, possono influenzare significativamente la data dell’Overshoot Day.
Per questo motivo, confrontare tra loro edizioni diverse dei dati può essere fuorviante.
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5 attività con cui le aziende possono lavorare per posticipare l’Overshoot Day
Le aziende hanno un ruolo cruciale nel rallentare il consumo delle risorse del pianeta tramite la promozione di una maggiore sostenibilità aziendale.
Le scelte strategiche in ambito energetico, produttivo e logistico possono contribuire in modo concreto a posticipare l’Earth Overshoot Day.
Vediamo quali sono alcune delle leve più efficaci.
- Ridurre le emissioni di anidride carbonica
Secondo il Global Footprint Network (GFN) se si dimezzassero le emissioni di anidride carbonica a livello globale, l’Overshoot Day potrebbe spostarsi di circa tre mesi (89 giorni). Risulta quindi fondamentale che le aziende si dotino di strategie di decarbonizzazione efficaci.
- Ridurre gli spostamenti in auto
Il GFN sostiene inoltre che se a livello globale si riuscissero a dimezzare gli spostamenti in auto del 50% l’Overshoot day potrebbe essere posticipato di 10 giorni. Da parte delle aziende risulta fondamentale cercare di ottimizzare i viaggi in auto, incentivando spostamenti con i mezzi pubblici, in bicicletta o a piedi.
- Investire nelle energie rinnovabili
In base a studi del WWF, se nel mondo si riuscisse a produrre almeno il 75% di energia da fonti rinnovabili si potrebbe posticipare l’Overshoot Day a livello globale di 26 giorni. Le aziende possono essere parte attiva in questa transizione attraverso l’acquisto diretto di energia rinnovabile o l’installazione di impianti fotovoltaici e altre tecnologie sostenibili. - Efficientare i processi e gli edifici
Sempre secondo il WWF, l’adozione di tecnologie volte all’efficienza energetica negli uffici potrebbe far guadagnare altri 21 giorni. Anche in questo caso le imprese possono essere di supporto con interventi di retrofit energetico degli edifici aziendali e la digitalizzazione dei processi industriali. - Ridurre lo spreco alimentare
Il GFN ritiene infine che ridurre del 50% gli sprechi alimentari consentirebbe di spostare l’Overshoot Day di 11 giorni. Le aziende possono intervenire ottimizzando la mensa aziendale, scegliendo fornitori sostenibili e sensibilizzando il personale su abitudini alimentari più consapevoli.
Posticipare l’Overshoot Day non è solo una questione ambientale, ma anche un’opportunità per le imprese di innovare, ridurre i costi a lungo termine e rispondere alle aspettative sempre più alte di clienti, investitori e dipendenti in tema di sostenibilità.